Monday, December 7, 2015

Allattamento e dintorni

Leggo oggi, in ritardo di qualche giorno rispetto alla data di pubblicazione, il post di The Queen Father sull'allattamento in pubblico. 
Leggete l'articolo che spiega molto meglio di quanto potrei fare io il suo punto di vista: assistere a qualcuno che allatta in pubblico non imbarazza perche' "Ohddio, non ho mai visto una tetta in vita mia e la cosa mi sconvolge", ma piuttosto "ecco, sto spiando una roba che non dovrei vedere, in quanto privata, e la cosa mi mette in imbarazzo."

Fatemi scrivere qui due pensieri, prima di commettere peccato di revisionismo storico dei miei propri ricordi*. 

Il punto e' che mentre per un esterno ragionevole (non il tetta-fobico!) l'allattamento puo' essere percepito con l'imbarazzo dell'atto privato/intimo in luogo pubblico, per ogni mamma esso avra' un significato diverso e probabilmente questo cambiera' a seconda dell'eta' del pupo.

Ora che il mio marmocchio ha 7 mesi, sono tornata a lavorare da quattro e allatto solo sera e notte, l'allattamento e' un momento speciale. Siamo navigati, sia io sia lui, e riusciamo a godercelo. Ora rischio di allattare in pubblico principalmente perche' quando cel'ho in braccio e lui ha voglia di coccole, esso mi spoglia o, molto semplicemente, prende la mira e ciuccia maglia, reggiseno e qualsiasi cosa sia tra lui e la sua preda. Detto questo, a meno di trovarmi in giro senza biberon per cause di forza maggiore (ritardo volo Ryanair di 5 ore su un viaggio che doveva essere di due? nessuno mi ha detto che il "piccolo prelievo" sarebbe stata una visita da dracula e me lo avrebbero restituito esangue?....), il pupo e' distraibile. Egli vuole la tetta e io gli do la giraffa Sophie da ciucciare. Fine.

C'era pero' un tempo in cui non era cosi', il pupo era tetta-centrico e non avevo scelta. "Mamma, allatta sempre e comunque, per nutrirlo, per rassicurarlo, per addormentarlo, per distrarlo. Tu avrai tanto latte e lui sara' sano e in forze! Se non sai dove andare, vai in chiesa: e' in penombra, non c'e' nessuno ed e' silenziosa e fresca d'estate: e' perfetta!" mi disse l'ostetrica quando andai a casa dall'ospedale.

Essere madre in paese straniero, senza famiglia al seguito e voler cercare di fare vita normale nei primi tre mesi di vita del pupo non e' una passeggiata (quei mesi non sono una passeggiata comunque!). Un giorno ho allattato 26 volte. VENTISEI e ho smesso di contare alle sei del pomeriggio.

Il punto piu' basso e' stato pagare il regalo per la prima festa del papa' alla FNAC col pupo attaccato alla tetta (portafoglio in una mano, regalo nell'altra, pupo seduto su manubrio della carrozzina spinta col gomito!). In quei mesi l'allattamento non era un momento intimo e delicato, era una risposta al panico nero.

Nei negozi c'era troppo rumore? La musica del centro commerciale era troppo forte? Il c***o di profumo nei negozi di abbigliamento troppo intenso? Il pupo si era addormentato prima di essersi sfamato del tutto nella poppata fatta subito prima di uscire di casa? EGLI PIANGE DISPERATO e tu madre sai che c'e' solo una cosa che lo calmera' all'istante: la tetta. Che fai? Ti preoccupi della cassiera? Di quello davanti a te che sta per addentare il panino? Dell'addetta dell'ufficio passaporti che sta prendendo le tue generalita'? In caso aveste dei dubbi, la risposta e' no. 

All'inizio provavo a coprirmi con la sciarpina, poi quel disgraziato del figlio mio adorato ha cominciato a strozzarsi causa getto troppo forte. Io lo coprivo e poi stavo tutta ingobbita a cercare di sentire se si strozzava e lo tiravo su 50 volte perche' mi pareva…ah, no falso allarme. Basta, ciao sciarpina. Mi sentivo gia' una contorsionista dell'allattamento, mi ci mancava giusto la sciarpina! 

Ho allattato facendo la spesa, in treno (ritardo di 12 ore del treno da Lille a Bordeaux con pupo di due mesi - siamo anche stati al telegiornale! - non so come avremmo fatto senza tetta!), in aereo, ritirando soldi al bancomat, in consolato, in ufficio; ho allattato camminando, seduta per terra, facendo le scale e sdraiata sull'erba al parco; con il pupo in braccio, o in fascia. Ho anche allattato il pupo nel seggiolino della macchina in una rappresentazione post-moderna della lupa.

E badate bene, non l'ho fatto con orgoglio. Spesso l'ho fatto con vergogna, non tanto perche' mi sentissi a disagio a stare con le tette all'aria (per questo ti vaccinano in ospedale), quanto perche' mi sentivo una madre inadeguata. Perche' non vedo altre madri nello stesso stato? Cosa sbaglio? Perche' vuole la tetta ogni cinque minuti? Ma mio figlio lo sa che sua madre oltre le tette ha anche una faccia? 

Ho amiche che mi hanno detto che loro non se la sentivano di uscire e preferivano stare in casa proprio per evitare queste scene. Io, in casa, ci uscivo di testa e spesso non avevo scelta.

Ecco, era il mio allattare un gesto dolce, privato e intimo? No, almeno non per me. Era una necessita' e mi e' andata di culissimo, perche' nessuno, nemmeno la cassiera della FNAC mi ha mai guardato male. D'altra parte, vivo a Bruxelles, il posto in cui ci sono urinali installati sui muri delle chiese, per cui ecco, allattare in pubblico e' proprio roba da principianti, ma mi rendo conto che altrove non e' cosi'.

Non credo di essere la sola mamma alle prime armi, in panico e imbranata, quindi ecco, quando vedete una mamma tetta al vento in luogo pubblico, siate clementi. Non si cerca di dimostrare niente, ma solo di "cavarsela" in qualche modo. Poi si diventa piu' agili, i bimbi crescono, le mamme imbiancano…e la tetta diventa facilmente riponibile nella tasca davanti dei jeans ;-)

* Scrivendo questo post mi viene quasi nostalgia di quei primi mesi. Mi rendo conto che la prolattina, ormone efficientissimo e bastardissimo, sta gia' dando una bella mano di rosa su un periodo che proprio roseo non fu. In quei magici mesi, incontrai pediatre che mi dissero "ma lei signora affama suo figlio, in una settimana ha perso 100 g!", altre menti illuminate che mi dissero che allattare ogni due ore non era abbastanza e mi dovevo pure tirare il latte per incoraggiare la produzione...ecco...in quei mesi, io ero una vacca alla mungitura. Non esattamente un bel vivere...ma tant'e'...

Riproviamo...

Volevo tornare a scrivere e non l'ho fatto. Continuo però a leggere molteplici blog e mi trovo spesso a commentare con lunghi post pieni di esperienze personali.  In altre parole squatto i blog altrui. Non va bene. 
Quindi ci riprovo e le reazioni a quello che leggo provo a metterle qui. Vediamo come va.

Tuesday, July 3, 2012

Rieccomi!

Dalla morte di Splinder ho cercato piu' volte di rimettermi a scrivere su un'altra piattaforma, ma mi sono arresa prima di completare la transizione. 
Confini immaginari torna ora su questi schermi e ora come allora cerchero' di condividere con voi amici lontani la mia vita da espatriata in terra belga. 
Prima o poi cerchero' anche di rimettere i vecchi post, ma per ora va bene cosi'. La mia vita e' molto cambiata dall'ultimo post su Splinder e forse e' anche giusto chiudere quel diario e aprirne uno nuovo.
Quindi, rieccomi e benvenuti nella terra tra i miei confini immaginari!
Martacci.